25.9 C
New York
venerdì, Settembre 11, 2026

Buy now

Noi occidentali abbiamo un problema con la morte

La società odierna ci impedisce di fare sane riflessioni sulla morte. E' il momento di accettare che non sappiamo più vivere perché non sappiamo più morire.

Quando cominciavo a pormi le prime domande esistenziali, queste terminavano tutte in unico punto: il concetto di morte. La morte sembrava un tragico errore dell’immensa equazione della vita, come quella disattenzione che ti fa sbagliare l’intero compito di matematica. Insomma, il nostro universo era il compito sbagliato e Dio un pessimo alunno. 

Allo stesso tempo vivevo (e tutt’ora) nell’epoca del massimo sviluppo della tecnica, un sogno mi balenava nella mente: forse vivo nell’epoca dove la morte sarà sconfitta? Non dovrò conoscere l’onta del nulla? Correggeremo quella variabile che Dio non è stato capace di vedere? 

Crescendo ci si imbatte in teorie come quelle di Darwin dove la morte non solo è prevista, ma necessaria. Nulla di ciò che è vivo intorno a noi sarebbe com’è senza la morte dei propri predecessori. Persino in nostro corpo è composto da cellule che continuamente muoiono e vengono sostituite e che insieme compongono l’organismo (noi) di cui, però, non sono minimamente coscienti. Allo stesso tempo le nostre singole unicità compongono le società che potremmo intendere come coscienze superiori, di cui noi però, non possiamo apprezzarne la grandezza ma solo immaginarla o ipotizzarla (l’opinione pubblica, la memoria collettiva, le usanze, etc.) 

Arriviamo ai nostri giorni, ad una notizia che fa al caso nostro: Jeff Bezos ha investito tre miliardi di dollari in Altos Labs, una startup di biotecnologie della Silicon Valley con l’obiettivo di trovare il modo di allungarci la vita di cinquant’anni attraverso un processo di ringiovanimento delle cellule. 

È fatta diranno i miei lettori. Abbiamo corretto l’errore. Un sogno antico come l’uomo che si realizza

Epperò in questi due anni di pandemia chiusi in casa, schermati dalle mascherine, senza poterci avvicinare agli altri, in questi due anni credo che abbiamo finalmente capito che il vero problema che abbiamo davanti non è aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni. 

Siamo ancora convinti che la morte sia nostra nemica? 

Facciamo un passo indietro, la nevrosi che ci portiamo addosso nei confronti della morte ha radici lontane: nella nostra cultura cristiana ma anche in tante altre religioni che hanno avuto il compito di anestetizzare l’angoscia che la consapevolezza della fine porta inevitabilmente con sé. Da sempre, infatti, le religioni del mondo hanno previsto un’alterità, un “dopo” dopo la fine. 

A Hindu holy man smears his body with ash and vermillion powder at the courtyard of the Pashupatinath Temple in Katmandu, Nepal, Wednesday, Feb. 15, 2012. Hindu holy men from Nepal and India have started arriving at the temple ahead of the Shivaratri festival dedicated to the worship of Lord Shiva which falls on Feb. 20. (AP Photo/ Niranjan Shrestha)

C’è un aggravante che negli ultimi decenni ha portato la riflessione sulla morte lontano, lontanissimo da noi: il positivismo incontrollato. 

La morte, come il dolore, nella nostra società sono viste come malattie da eradicare. Nell’era dei social chi non ostenta la felicità è un emarginato, se non ostenti, semplicemente, non esisti. Di conseguenza non c’è spazio per la sofferenza, chi soffre si nasconde sotto la coltre delle stories e dei byte contenenti l’ennesimo tramonto di plastica al mare. 

In conclusione per quanto possiamo sforzarci la morte non può essere compresa ma al più contemplata. Vita e morte sono come il segno positivo e negativo di una equazione: quando sono insieme si annullano. Il nostro errore più grande è identificarci con quel segno positivo (+) che ci mette in lotta con la parte negativa. In realtà, noi come essere umani abitiamo lo spazio che si crea in quel breve lasso di tempo in cui i due segni si separano. 

Come tale, non possiamo far altro che abitarlo nel migliore dei modi, lenendoci reciprocamente l’angoscia. 

Roberto Masellis
Informatico e amante della cultura. Mi definisco ecclettico in quanto vorrei poter conoscere il più possibile in tutti gli ambiti della conoscenza.

Related Articles

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Stay Connected

212FansMi piace
1FollowerSegui

Latest Articles