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sabato, Settembre 12, 2026

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Ornella Muti scusaci.

Eccoci qui, ripiombiamo orgogliosi nella settimana sacra della musica italiana di cui il Festival di Sanremo ne è l’espressione massima. È ormai da un bel po’ di anni che l’evento musicale più importante nel nostro Paese ha ripreso forme e dignità che pareva aver perso a cominciare dall’inizio del nuovo millennio. Canzoni dai ritmi e dalle parole troppo vintage avevano creato uno scollamento importante da parte delle nuove generazioni che oggi, grazie a un eccellente lavoro di comunicazione e di “svecchiamento”, appunto, del programma musicale, riappassionate creano gruppi Whatsapp o decidono di rinchiudersi liberamente in casa per guardare Sanremo. E ciò, se da un lato favoreggia lo share, dall’altro pone sotto i riflettori parecchia gente: iniziando dai conduttori, passando per gli “accompagnatori” a finire ai veri protagonisti dell’evento ossia i cantanti in gara. E con ciò intendo le loro dichiarazioni, gli interventi pubblici e i contenuti canori.


Quest’anno, però, ci siamo superati (probabilmente).


L’Italia doveva ancora fare il check dei microfoni che già la prima polemica è impazzata. Sotto il mirino degli acuti ascoltatori e opinionisti le frasi della prima accompagnatrice di Amadeus (riconfermato per la terza volta consecutiva alla conduzione): Ornella Muti.
La nota attrice, in una conferenza stampa che anticipava l’inizio del Festival, ha dichiarato di essere a favore dell’uso della cannabis ad uso terapeutico e che molti medici magari non sanno che tutto ciò sia legale e che soprattutto vi siano evidenze scientifiche che ne dimostrino i benefici.


Muti, lei ha ragione e dell’orribile, solito e scontato teatrino che è seguito alle sue dichiarazioni chiediamo scusa per loro. Per tutti coloro che, come al solito, deviano le parole, prendono un pezzo di giornale e lo interpretano a proprio favore, ci fanno il loro bel post sui social, godono del consenso di chi, come loro, neanche ci prova ad approfondire il tema, spostano l’attenzione sulle fragilità altrui e infine promettono di lottare per un qualcosa che, in fondo in fondo, nulla c’entra.


In poche parole, praticano il loro sport preferito: “il buttarla in caciara”.


La classificazione della marijuana come droga leggera e tutto ciò che c’è intorno al tema non è certo materia unificante bensì pochi sono gli argomenti che dividono così tanto. Eppure, v’è da dire che nonostante la complessità del tema e l’ipocrisia di fondo che aleggia su certe retoriche riusciamo spesso a cadere nel vuoto di pensiero che ci porta a schierarci inconsapevolmente dall’una o dall’altra parte. Sul punto, sempre più numerosa è la letteratura scientifica che, nonostante il pensiero sospeso sugli effetti dell’uso di cannabis a lungo termine, ci dice che sì, vi sono effetti benefici per il trattamento di alcune tipologie e sì, l’uso della cannabis a scopo terapeutico è già legale in Italia e guarda un po’: tale processo di “ammorbidimento” inizia nel 2007.


Ciò detto, quello che rimane è ricordare a una certa fazione politica che no, l’uso della cannabis ad uso terapeutico non stimola i giovani a rollare come se non ci fosse un domani (e neanche la Muti sia chiaro), non introduce un’emergenza sociale a cui non sarete in grado di dare una risposta, non porterà morte e miseria come apocalitticamente sostenete (c’è uno studio condotto negli Usa di cui ritroviamo sul “The Lancet”). E, soprattutto, basta con l’ignorare che fumarsi uno spinello (e non è il punto in questione ne le intenzioni della co-conduttrice della prima di Sanremo) sia meno dannoso che fumarsi una sigaretta.
Lungi da me il proibizionismo (anzi quando ce lo beviamo uno scotch scozzese?) ma se evidenziamo gli effetti deleteri del fumo di marijuana allora dovremmo tener conto seriamente anche di quelli del fumo di sigaretta, dell’uso di alcool e di tanti altri vizi che ci appartengono legalmente.


Insomma, come in tutte le cose bisogna trovare un equilibrio e capire che, allo stato dell’arte, ci sono tante altre sostanze disciplinate dalla legge che provocano danni (e morte perché no) e che, come per tutte le cose bisogna adottare un atteggiamento modico e consapevole perché è risaputo che gli eccessi son sempre dannosi.


E ancora: immaginiamocelo un mondo in cui l’uso di certe sostanze sia regolato, sicuro e legale; un mondo in cui nessun ragazzo si perda nei vicoli bui del proprio paese a predare erba correndo il rischio di ritrovarsi in situazioni ben più pericolose che fumarsi uno spinello come l’esser aggredito o violentato; un mondo in cui anche chi è sprovvisto del senso della misura possa non essere abbandonato a sé stesso ed essere consapevole di ciò che sta facendo.


È divagazione, uscita fuori dal tema, lo so…ma credo dovremmo tutti delle scuse a Ornella Muti per le critiche e le accuse sulla sua persona e su quella di sua sorella per il solo fatto di aver espresso legittimamente un pensiero su un tema da sempre storpiato e intriso di decadenti riflessioni, mettendosi a nudo (e non nel senso letterale del termine, calma!) raccontando qualcosa di molto personale.

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Il pensantehttps://pensante.netsons.org/
Al pensante crediamo nel "dibattito" come l'unico principio che ha in sé il seme della verità. La verità che smette di essere messa in discussione è una verità che si trasforma in dogma e che polarizza l'opinione di chi pensa di detenerla, arroccandosi sul castello delle proprie convinzioni.

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