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sabato, Settembre 12, 2026

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L’ ARBITRO SENZA PENSIONE

Perché il Presidente della Repubblica è un organo così importante? È davvero una figura senza poteri? È davvero privo di rilevanza politica?

La risposta è indubbiamente negativa.


Media e social-media, è vero, ritagliano un esiguo spazio in favore di una figura dalla così alta rilevanza pratica. Eppure, a un occhio più accorto non deve sfuggire l’estrema importanza politica e democratica rivestita da tale istituzione. Sin dagli albori repubblicani, infatti, il Capo di Stato rappresenta il simbolo dell’unità democratica della Nazione. Un simbolo, cionondimeno, investito di poteri e prerogative pungenti, diretti a sottolineare eventuali problematiche annidate nel seno della Repubblica. Non sempre, tuttavia, il processo di nomina presidenziale si snoda in modo agevole: la rinnovata nomina del Presidente Sergio Mattarella rappresenta, infatti, chiara espressione di possibili difficoltà che, nell’ iter votivo, possono rallentare l’individuazione del successivo Capo di Stato, sintomatiche di frammentazioni partitiche e, quindi, politiche. Lo stesso Oscar Luigi Scalfaro, nel 1992, soltanto a seguito del sedicesimo scrutinio, con 672 voti, salì al Quirinale, nel drammatico contesto della strage di Capaci e della rinvigorita lotta alle infiltrazioni mafiose: franchi tiratori e insanabili divergenze politiche videro contrapporsi candidati delle opposte fazioni, senza votazioni risolutive per ben dodici giornate.


Quali, dunque, i più importanti poteri del Capo di Stato?


La prima, democratica, attribuzione attiene alla PROMULGAZIONE delle leggi: il presidente della Repubblica è chiamato ad una funzione di controllo, costituzionalmente orientato. Ciò vuol dire, schematicamente, che ha il potere – dovere di rilevare, se presenti, eventuali contrasti insorti tra una legge parlamentare e la carta costituzionale. Un potere tanto importante quanto necessario, che dà al presidente la possibilità, laddove insorgano dubbi di legittimità o siano riscontrati anche semplici vizi dell’atto legislativo, di rinviare il testo legislativo stesso alle Camere, affinché queste possano riesaminarlo o procedere ex novo a nuove votazioni sul tema. E il fatto che le Camere possano, a ben vedere, nuovamente riproporre il testo legislativo al presidente senza modifiche di sorta e vederlo ugualmente promulgato, non inciderà sul rilievo di tale prerogativa presidenziale: il primo rifiuto del presidente è in grado di indirizzare l’attenzione del paese su di una legge, già approvata dalle Camere, che però risulta viziata, sostanzialmente o formalmente.


In secondo luogo, il Capo di Stato detiene un potere di scioglimento anticipato delle Camere: prima del decorso del termine naturale della legislatura, può scardinare le Camere, laddove ne ravvisi la necessità. Diverse sono le ragioni che possono giustificare una tale scelta. Può capitare, innanzitutto, un irreversibile conflitto tra le due Camere, che non può essere risolto neppure con la mediazione del Presidente. Ancora, potrebbe risultare impossibile riconoscere una maggioranza parlamentare ben definita, capace di attuare un concreto programma politico. Situazioni di questo tipo, quindi, necessitano di un pronto intervento istituzionale, garantito da una figura super partes. In effetti, molteplici volte le Camere hanno subito uno scioglimento anticipato: nel 1972, 1976, 1979 e 1983, ad esempio, ambedue le Camere sono state sciolte, conseguenzialmente alla mancata formazione della maggioranza; nel 1994, poi, contemporaneamente allo scioglimento, Il Presidente della Repubblica respinse le dimissioni del Governo in carica; più recentemente, infine, le Camere sono state sciolte nel 2001, 2006 e 2008. Un potere, pertanto, lungi dall’essere sottovalutato e capace di incidere nettamente sull’assetto camerale.

Parlamento italiano


Ulteriore e gravoso potere è insito nella nomina del Presidente del Consiglio: spetta al Capo di Stato, infatti, individuare la personalità politica cui affidare le redini del Governo. Una scelta, questa, necessariamente influenzata dagli equilibri parlamentari, giacché soltanto una figura in grado di ottenere la fiducia delle Camere potrà ambire al ruolo di Premier ed essere quindi scelto dal Capo di Stato. Successivamente, quest’ultimo nominerà anche i fondamentali Ministri, su proposta del capo di Governo scelto. Il 2021 ha difatti assistito, in seguito alla crisi del Governo presieduto da Giuseppe Conte, alla nomina di Mario Draghi, quale nuova figura posta a capo dell’esecutivo italiano: il presidente della Repubblica ha difatti scelto una personalità in grado di riunire una solida maggioranza, tale da garantire costante fiducia all’operato governativo. Grazie alla scelta presidenziale, un governo composto da tecnici e politici è oggi chiamato a rispondere alle esigenze emergenziali di causa pandemica, in un contesto eccezionale senz’altro oggetto di futura memoria e insegnamento.


I poteri suesposti rappresentano soltanto una parte delle attribuzioni a lui riconosciute: poteri forti e necessariamente riconosciuti ad una figura destinata ad esercitare funzioni di controllo e garanzia. Se ciò è vero, tuttavia, perché la tematica della sua elezione viene affrontata con tanta superficialità? Perché, in sede di deliberazione votiva, sono state proposte personalità estranee al mondo politico e istituzionale, con intento canzonatorio? Atteggiamenti di tale “caratura”, probabilmente, riflettono uno scenario parlamentare indegno e ignaro. E se il proverbio dell’erba e del fascio invita a respingere ogni intuizione generalizzante, ciononostante le amare riflessioni permangono. Soprattutto, in considerazione delle attuali spaccature partitiche: un indirizzo unanimemente orientato sarebbe stato auspicabile e avrebbe permesso all’attuale presidente di godere dei frutti di una vita. Si sa, tuttavia: la pensione è uguale per tutti, anche per Sergio Mattarella.


Bella e lontana.

Il pensantehttps://pensante.netsons.org/
Al pensante crediamo nel "dibattito" come l'unico principio che ha in sé il seme della verità. La verità che smette di essere messa in discussione è una verità che si trasforma in dogma e che polarizza l'opinione di chi pensa di detenerla, arroccandosi sul castello delle proprie convinzioni.

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