“Una ragazza dovrebbe avere una stanza tutta per sé e una rendita di 500 sterline l’anno.”
Cit. Virginia Woolf
Quando celebriamo la giornata della parità di genere o quella contro la violenza sulle donne non facciamo altro che riempirci gli occhi e le orecchie di immagini macabre e storie di violenza fisica o psicologica in senso stretto che ci portano quasi a pensare: tutto qui? Basta soltanto mostrare un po’ più di civiltà nei confronti del genere femminile del tipo non darle della t**a o evitare di picchiarla severamente per risolvere il problema? Beh, amic mi, e se così fosse vi pare che staremmo ancora qui a parlarne? Oddio, non che quel grado di civiltà sia stato raggiunto, sia chiaro…ma, in fondo, il problema è ben più grosso. A ricordarcelo, con un’eleganza e un garbo così sottile da renderne difficile la percezione ai più (e con più mi riferisco in gran parte agli uomini intesi nel genere) è lo spot ideato da Global Thinking Foundation: la fondazione, appunto, presieduta apicalmente dalla dott.ssa Claudia Segre di cui banalmente e colpevolmente menzioneremo il solo attivismo per i diritti delle donne (fidatevi, il curriculum dice molto di più). Lo spot di cui mi piacerebbe parlare in queste righe e che ritroverete a seguito della lettura di questo articolo rappresenta quattro donne sedute attorno a un tavolino mentre parlano di episodi quotidiani delle loro vite. Nulla di male, certo. Se non fosse che in tutti e quattro gli episodi raccontati da ciascuna delle protagoniste sono presenza miracolosa i loro fidanzati o mariti. “Ah eccoci qua” – mi direte – “la solita inutile polemica dell’ennesimo discorso buonista e politically correct”. Ragazzi, un tempo la pensavo anch’io come voi ma per mia fortuna sono cambiato e ora sono qui a cercar di farvi notare alcuni piccoli grossi dettagli di cui fareste bene, per il bene della civiltà di qualsiasi società, ad accorgervene anche voi (lasciatemi essere ambizioso per una volta).
Ritornando alla descrizione della pubblicità: in tutti gli episodi, come dicevamo, sono presenza necessaria e quasi scontata le competenze, le decisioni e le qualità dei fidanzati e mariti delle quattro protagoniste. Chi per i conti in banca, chi per “le sue conoscenze”, chi ancora per le decisioni in materia di acquisti immobiliari la presenza dell’uomo non è solo imprescindibile bensì brutalmente richiesta dalle situazioni perché si sa, le donne, in certe cose…meglio che lascino fare agli uomini insomma! Ed è qui che, a parere dello scrivente, risiede il genio di questo mini-spot che rappresenta una scena così innocente, così dolce e ingenua tanto da portarci alla mente quelle vecchie soap opera in cui i mariti, rientranti da lavoro (o dalla “scappattella” quotidiana) trovavano a casa la cena pronta e il letto “preparato”.
Bene gente, credo che i tempi siano abbastanza maturi per cambiare rotta!
L’altro aspetto per cui un lavoro del genere è oltremodo geniale è la rilevanza del tema economico. È ancora consuetudine, in tante situazioni famigliari del nostro Paese (e anche fuori, ovviamente), il primato dell’uomo sulla donna nella conduzione economica delle cose di casa e nell’intraprendenza di decisioni importanti che cambiano non di rado la situazione finanziaria dello stesso nucleo famigliare.
Lo spot, come del resto l’intera fondazione, non nascondono per nulla (e a mio parere, fanno bene!) l’importanza che risiede nei soldi e nell’economia più in generale. Eludendo qualsivoglia discorso meramente ipocrita sull’importanza del possesso di capitali nella nostra società l’ideatore della pubblicità rimarca un concetto talmente rivoluzionario e ancora amaramente poco considerato qual è quello dell’indipendenza economica della donna: concetto, questo, già elaborato soltanto ottant’anni fa dalla scrittrice Virginia Woolf di cui mi piace ricordare, ogni qual volta si parla di questi temi, una frase di un suo romanzo in particolare: ““Una ragazza dovrebbe avere una stanza tutta per sé e una rendita di 500 sterline l’anno.”
Una simile pubblicità, mandata in onda nell’odierno 2022 è la dimostrazione e la conferma che di tale frase sia rimasta alla memoria collettiva soltanto la prima parte.
Poiché la parità di genere passa anche e, direi, soprattutto dall’indipendenza economica delle donne le quali oggi sono, in alcuni contesti, ancorate alla figura dell’uomo (la quale, sempre in alcuni casi, addirittura si serve del reddito della donna per poter rimediare ai suoi errori decisionali).
Si ritiene utile una siffatta riflessione perché al mondo d’oggi una società che parla di inclusività e di diritti civili non può più ignorare che la violenza di genere passa anche dalla meditazione su questi piccoli grandi dettagli che rischiano di vanificare gli indubbi passi in avanti che si saranno fatti in questi ultimi anni (lo so mi accontento di poco e già parlarne per me rappresenta “un passo in avanti”). A volte (capita a tutt*) è difficile slegare la propria esistenza da certi usi e costumi che fanno parte di una società in cui si manifesta in tutta la sua arcaicità il patriarcato perché “fino ad ora si è fatto così e quindi…”
Inconsciamente parliamo e agiamo senza pensare a ciò che c’è dietro le nostre parole ed azioni perché rimaniamo figli di una retorica e di una società che pone dei dogmi precisi e iniqui. Ma è proprio da qui che dovremmo partire: dall’ingiustizia sociale che certi comportamenti (e ahimè anche una certa direzione politica che si mostra impotente e poco coraggiosa avvallando questo stato di cose) creano all’interno delle nostre comunità. E ciò è possibile soltanto attraverso tanta riflessione e spirito critico.
È necessario più che mai aprire la mente e, se si vuole, mettersi in gioco in qualsiasi luogo e a qualsiasi età.


